Sono seduta. E fin qui tutto nella norma. Sono seduta per terra sul piatto doccia. Accarezzo le piastrelle umide, mi guardo intorno. Quanti aneddoti potrei raccontare su questa stanza della mia casa.
Quando ero adolescente spesso sfruttavo il bagno assieme alle mie amiche per chiacchierare spudoratamente sui ragazzi con la scusa di dover imparare ad usare i primi ombretti. In camera da letto era un po'impossibile, questi sono i fattori negativi di chi ha una camera in condivisione con il proprio fratello. Era seduta sulla tavoletta chiusa del wc che ho pianto le prime volte perché mi era tanto difficile trovare persone con i miei stessi interessi, amicizie vere con il quale condividere qualcosa.
È per terra, con le spalle contro le piastrelle, quelle che oggi accarezzo, che rileggevo il messaggio tanto odiato, ed é sempre lí che ho deciso che niente e nessuno mi avrebbe fatto soffrire più, che nessuno avrebbe più visto scendere una lacrima.
E'lì, avanti allo specchio, spesso con i rubinetti aperti per non far sentire le mie conversazioni, che passavo del tempo al telefono con le persone che piú amo e che sono a migliaia di km da me. È sempre avanti a quello specchio che imposto stupide sfilate prima di uscire alla ricerca del difetto piú evidente e del modo per nasconderlo al meglio.
Ognuno di noi ha un posto segreto o no, ma che raccoglie la maggior parte dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Uno scrigno virtuale racchiuso tra quattro mura. La doccia, beh, dopo aver scarabocchiato nomi confusi e disegni sui vetri, basta solo buttarci su dell'acqua, ed ecco che si ricomincia.
Nessun commento:
Posta un commento