sabato 9 agosto 2014

-  Allora, la situazione è questa. Lei vive una vita che non le appartiene e vive in un corpo che ormai non apprezza. Troppe sono le cicatrici, troppe le ferite che le sono state inflitte. Troppo sangue si é sparso. Troppa paura ha avuto, ce l'ha ancora, non si placa. É difficile provare a superare qualcosa che la terrorizza così tanto. Eppure é una vita che vive nel limbo di una scelta cosí importante, così radicale. Vive sempre sull'orlo delle situazioni, vivendo così, un po'nascosta, un po'in ombra. Per non destare sospetti, per non attirare gli sguardi su di lei. Ma lei è sempre stata nella realtá una di quelle persone che pur di attirare l'attenzione sarebbe stata disposta a provocare qualsiasi cosa. Ora è stanca. Respira a stento. Non fa altro che poggiare la mano sul petto e sentire quel ticchettio così forte, ritmato, fastidioso, del suo cuore che non smette di battere all'impazzata. Ha l'affanno, gli occhi stretti, le labbra serrate. Vorrebbe dire tante di quelle cose, ma si reprime da una vita. Troppi consigli di persone che le hanno sempre detto di contare fino a mille, ma sono trent'anni che conta, sarà arrivata a cifre impronunciabili. Sono alcuni giorni che sta imparando a controllare il suo respiro, poggia di meno la mano perché ha imparato a sentire il cuore ed ascoltare i battiti diminuiti di intensità.
Sa che è costretta dalle circostanze a vivere in quella gabbia, sa che non esiste chiave che possa aprire quella cella così piccola, sa che non esistono finestre che possano far entrare un piccolo spiraglio di luce. Ebbene sí, lei, proprio lei, ha imparato a gestire le situazioni. Ha imparato ad accontentarsi di respirare solo in quei brevi istanti in cui c'é il ricambio d'aria. Ha imparato a tenere le mani in tasca quando cammina, per non stringere i pugni e far penetrare le sue unghie rosso laccato nella carne vedendole confondersi con il rosso caldo del sangue che le cola su per le dita ogni volta che ripensa a tutto. Per non sentire più il dolore fisico assieme a quello intimo, interno, che giá prova ogni maledettissimo giorno. Sa che tutto intorno a lei è cambiato e non puô intervenire, non puó farci nulla. É impotente. Non puó cambiare ció che ha attorno, ma puó cominciare col cambiare lei. Puó dare una svolta alla sua vita, almeno quello. Lei deve, lei puó, lottare contro la paura che la distrugge, che la rende impotente. Lei.. Deve ricominciare a vivere.


  

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