- Ho passato tutta la mia vita a decidere se fosse
giusto o sbagliato mettere nero su bianco i miei pensieri e buttare giù una
storia, un racconto, qualcosa che valesse la pena di essere letto. Ho pensato
subito che iniziare a scrivere un diario fosse la cosa più sensata che potessi
fare per mettermi alla prova. Allora per prima cosa mi sono concentrata sulla
copertina; doveva essere qualcosa di bello, di colorato, essenziale ma
colorato, sì, qualcosa di particolare, che mi riuscisse ad ispirare giorno dopo
giorno, che mi incoraggiasse quotidianamente ad aprirlo e buttar giù di tutto,
dai pensieri più seri ai più stupidi. La sera, seduta sul letto, iniziando a
scrivere le prime frasi, mi sono resa conto di quanto in realtà fosse difficile
prendere un pezzo di carta e mettere a nudo tutte le proprie emozioni. Un conto
é pensarle, restare ore nel letto sotto le coperte a vedere passare avanti ai
propri occhi milioni e milioni di momenti di vita, come una vecchia pellicola,
a volte un po'sgangherata. Scrivere tutto questo é totalmente diverso. Leggi, rileggi
quelle parole, un po'te ne vergogni, un po'non ti rappresentano, un po'non ti
riconosci, un altro po'ti terrorizzano. "Davvero sono questa
persona?", "davvero ho fatto tutto ció?". Allora, dopo i primi
giorni, dopo i primi entusiasmi, dimentichi quel diario in un angolo nascosto
della libreria e non osi più prenderlo in mano, nemmeno per rileggere una sola
frase. Poi passano gli anni, la vergogna
inizia a diminuire, si cresce, si matura, si diventa più consapevoli di se
stessi e si inizia a pensare di fare un passo più grande. Se io provo vergogna
nello scrivere, sotto pseudonimo, permetto agli altri di leggere qualcosa su di
me. Pur non conoscendomi, pur sapendo che non mi conosceranno mai, sperando di
non essere riconosciuta, decido di aprire uno spazio web, un blog. Ma la paura
di essere scoperta, di essere derisa, diventa ancor più forte, e, tra una serie
infinita di sconforti e delusione verso me stessa, me ne fa abbandonare tanti
quante le volte che in quei periodi ero fortemente ispirata a scrivere. Ad ogni
ispirazione corrispondeva un blog diverso, totalmente diverso per quanto
riguardava la grafica, il titolo, le immagini usate. Tanto impegno per crearlo,
tanto impegno per riuscire a concludere qualche riga.. E poi le dita, dopo
pochi giorni, smettevano di ticchettare rumorosamente ed intensamente su quella
tastiera ormai consumata. Ed ogni giorno la fiamma, la passione per la
scrittura, si spegneva. Ecco, non é solo la volontà a spingere un uomo a
compiere un gesto, un atto, a volte é principalmente il coraggio e la forza di
mettersi in gioco. Io non ne ho avuto, o ne ho avuto troppo poco nel lasciare
che una volta tanto prevalessero le mie passioni sul pudore. Perché per me la
scrittura é un qualcosa di intimo, e si lega tanto al senso di pudore. Per me
scrivere "mentre guardo la finestra della mia camera, ogni spiraglio di
luce che l'attraversa è come vedere tr quando mi guardi", è un qualcosa
fuori dagli schemi, perché so che tu, un qualsiasi tu, leggendo, potresti
pensare di essere proprio la persona dei miei pensieri. E mi sentirei come se
ne amassi tanti di "tu", e mi sentirei un po'sporca, indecisa,
incoerente, sapendo che di te ce n'è solo ed esclusivamente uno.
M. Giacovelli
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