sabato 9 agosto 2014

-  Ho passato tutta la mia vita a decidere se fosse giusto o sbagliato mettere nero su bianco i miei pensieri e buttare giù una storia, un racconto, qualcosa che valesse la pena di essere letto. Ho pensato subito che iniziare a scrivere un diario fosse la cosa più sensata che potessi fare per mettermi alla prova. Allora per prima cosa mi sono concentrata sulla copertina; doveva essere qualcosa di bello, di colorato, essenziale ma colorato, sì, qualcosa di particolare, che mi riuscisse ad ispirare giorno dopo giorno, che mi incoraggiasse quotidianamente ad aprirlo e buttar giù di tutto, dai pensieri più seri ai più stupidi. La sera, seduta sul letto, iniziando a scrivere le prime frasi, mi sono resa conto di quanto in realtà fosse difficile prendere un pezzo di carta e mettere a nudo tutte le proprie emozioni. Un conto é pensarle, restare ore nel letto sotto le coperte a vedere passare avanti ai propri occhi milioni e milioni di momenti di vita, come una vecchia pellicola, a volte un po'sgangherata. Scrivere tutto questo é totalmente diverso. Leggi, rileggi quelle parole, un po'te ne vergogni, un po'non ti rappresentano, un po'non ti riconosci, un altro po'ti terrorizzano. "Davvero sono questa persona?", "davvero ho fatto tutto ció?". Allora, dopo i primi giorni, dopo i primi entusiasmi, dimentichi quel diario in un angolo nascosto della libreria e non osi più prenderlo in mano, nemmeno per rileggere una sola frase.  Poi passano gli anni, la vergogna inizia a diminuire, si cresce, si matura, si diventa più consapevoli di se stessi e si inizia a pensare di fare un passo più grande. Se io provo vergogna nello scrivere, sotto pseudonimo, permetto agli altri di leggere qualcosa su di me. Pur non conoscendomi, pur sapendo che non mi conosceranno mai, sperando di non essere riconosciuta, decido di aprire uno spazio web, un blog. Ma la paura di essere scoperta, di essere derisa, diventa ancor più forte, e, tra una serie infinita di sconforti e delusione verso me stessa, me ne fa abbandonare tanti quante le volte che in quei periodi ero fortemente ispirata a scrivere. Ad ogni ispirazione corrispondeva un blog diverso, totalmente diverso per quanto riguardava la grafica, il titolo, le immagini usate. Tanto impegno per crearlo, tanto impegno per riuscire a concludere qualche riga.. E poi le dita, dopo pochi giorni, smettevano di ticchettare rumorosamente ed intensamente su quella tastiera ormai consumata. Ed ogni giorno la fiamma, la passione per la scrittura, si spegneva. Ecco, non é solo la volontà a spingere un uomo a compiere un gesto, un atto, a volte é principalmente il coraggio e la forza di mettersi in gioco. Io non ne ho avuto, o ne ho avuto troppo poco nel lasciare che una volta tanto prevalessero le mie passioni sul pudore. Perché per me la scrittura é un qualcosa di intimo, e si lega tanto al senso di pudore. Per me scrivere "mentre guardo la finestra della mia camera, ogni spiraglio di luce che l'attraversa è come vedere tr quando mi guardi", è un qualcosa fuori dagli schemi, perché so che tu, un qualsiasi tu, leggendo, potresti pensare di essere proprio la persona dei miei pensieri. E mi sentirei come se ne amassi tanti di "tu", e mi sentirei un po'sporca, indecisa, incoerente, sapendo che di te ce n'è solo ed esclusivamente uno.


                  M. Giacovelli

Nessun commento:

Posta un commento