".. Qualche giorno fa mi fermai a parlare con Victoria,
l'amica di sempre, quel genere di amica che conosci da un vita ma non vedi mai.
Che in realtà, di tutti gli anni di amicizia che vi legano, solo due sono in
realtà quelli che veramente avete vissuto appieno assieme. E così, dal nulla,
quel giorno, rispondendo al suo messaggio del buongiorno, immancabile da quasi
20anni, le chiesi -Vic, ma se ci vedessimo per un caffè?- e lei annuì con un
messaggio carico di faccine sorridenti. E, tra chiacchiere, pettegolezzi in
ricordo delle tante estati, dei faló, degli incontri e di tutto ció che aveva
segnato le nostre uscite in quei periodo, mi ritrovai ingabbiata in una di
quelle domande al quale non sai rispondere, che ti lasciano una sensazione di
amaro e che, allo stesso tempo, non fanno altro che alimentare le tue domande e
dubbi. -Ho saputo che da qualche tempo esci con Sarah, ma lei non è la stessa
persona che per tanti anni avevano scansato per via della sua cattiva
reputazione?-, e lì ci rimasi un po'di sasso. La mia amica, la mia
intelligentissima amica, più di me e più della maggior parte delle persone, era
legata ancora ad un pregiudizio nato alle elementari. Sarah aveva baciato un
bambino in quinta, era stata la prima a trovare il 'fidanzatino' e l'invidia
delle bambine grasse e cicciotte della scuola primaria iniziarono a spargere
voci su di lei. Voci che a quanto pare io avevo dimenticato, gli altri no. E
così la mia mente ha iniziato a proiettare come sempre pensieri e dubbi
infiniti, quanto puó uccidere un pregiudizio, e quanto puó aver distrutto la
vita della mia povera nuova amica. Si spiegava il perchè del suo essere sempre
da sola ed allo stesso tempo il suo essere restia alle nuove conoscenze. Era
solo paura".
M. Giacovelli
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