lunedì 21 luglio 2014

".. Qualche giorno fa mi fermai a parlare con Victoria, l'amica di sempre, quel genere di amica che conosci da un vita ma non vedi mai. Che in realtà, di tutti gli anni di amicizia che vi legano, solo due sono in realtà quelli che veramente avete vissuto appieno assieme. E così, dal nulla, quel giorno, rispondendo al suo messaggio del buongiorno, immancabile da quasi 20anni, le chiesi -Vic, ma se ci vedessimo per un caffè?- e lei annuì con un messaggio carico di faccine sorridenti. E, tra chiacchiere, pettegolezzi in ricordo delle tante estati, dei faló, degli incontri e di tutto ció che aveva segnato le nostre uscite in quei periodo, mi ritrovai ingabbiata in una di quelle domande al quale non sai rispondere, che ti lasciano una sensazione di amaro e che, allo stesso tempo, non fanno altro che alimentare le tue domande e dubbi. -Ho saputo che da qualche tempo esci con Sarah, ma lei non è la stessa persona che per tanti anni avevano scansato per via della sua cattiva reputazione?-, e lì ci rimasi un po'di sasso. La mia amica, la mia intelligentissima amica, più di me e più della maggior parte delle persone, era legata ancora ad un pregiudizio nato alle elementari. Sarah aveva baciato un bambino in quinta, era stata la prima a trovare il 'fidanzatino' e l'invidia delle bambine grasse e cicciotte della scuola primaria iniziarono a spargere voci su di lei. Voci che a quanto pare io avevo dimenticato, gli altri no. E così la mia mente ha iniziato a proiettare come sempre pensieri e dubbi infiniti, quanto puó uccidere un pregiudizio, e quanto puó aver distrutto la vita della mia povera nuova amica. Si spiegava il perchè del suo essere sempre da sola ed allo stesso tempo il suo essere restia alle nuove conoscenze. Era solo paura".


                                       M. Giacovelli


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