Ricordi, pensieri e ricordi
ma perché quando chiudiamo gli occhi si finisce sempre con il pensare al
passato-presente-futuro? Non sarebbe più bello chiudere gli occhi, pensare a
nulla, pensare ad una canzone, una melodia, che ci fa stare bene? Perché spesso
i ricordi più nitidi sono quelli che ci fanno più male? A volte la sensazione è
simile a quella che si prova quando camminando si urta contro uno spigolo. Quel
dolore sottile ma fitto allo stesso tempo, un dolore persistente, a volte dura
un attimo, a volte dura davvero per qualche ora. E resti lì, a chiederti cosa
possa essere successo, quante di quelle cose a volte dimentichi pur di
sorridere giorno dopo giorno e che poi, puntualmente, riappaiono quando cerchi
di essere serena? Forse é la sorte dell'essere umano quella di piangere dopo
aver sorriso troppo, forse l'uomo è nato per soffrire di più di quanto riesca a
stare bene, altrimenti come si spiegherebbe tutto il male che attanaglia il
mondo che ci circonda? A qualcuno basta una penna, un tovagliolo, una cartaccia
raccolta sul ciglio della strada, mettere i propri pensieri nero su bianco, per
riacquistare il perduto sorriso. Ed io per prima ammiro chi ha il coraggio di
esternare le proprie emozioni, ed ancor di più ammiro chi riesce ad esprimerle
guardando negli occhi le persone. E allora inizio a pensare che se tutti
impugnassero una penna anziché un'arma, il mondo sarebbe sicuramente pieno di
cartacce con su scritti i nostri pensieri, ma nello stesso tempo, forse, ci
sarebbero meno buche provocate dalle mine, dai fori di proiettili.
M. Giacovelli
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