lunedì 21 luglio 2014

Ricordi, pensieri e ricordi  ma perché quando chiudiamo gli occhi si finisce sempre con il pensare al passato-presente-futuro? Non sarebbe più bello chiudere gli occhi, pensare a nulla, pensare ad una canzone, una melodia, che ci fa stare bene? Perché spesso i ricordi più nitidi sono quelli che ci fanno più male? A volte la sensazione è simile a quella che si prova quando camminando si urta contro uno spigolo. Quel dolore sottile ma fitto allo stesso tempo, un dolore persistente, a volte dura un attimo, a volte dura davvero per qualche ora. E resti lì, a chiederti cosa possa essere successo, quante di quelle cose a volte dimentichi pur di sorridere giorno dopo giorno e che poi, puntualmente, riappaiono quando cerchi di essere serena? Forse é la sorte dell'essere umano quella di piangere dopo aver sorriso troppo, forse l'uomo è nato per soffrire di più di quanto riesca a stare bene, altrimenti come si spiegherebbe tutto il male che attanaglia il mondo che ci circonda? A qualcuno basta una penna, un tovagliolo, una cartaccia raccolta sul ciglio della strada, mettere i propri pensieri nero su bianco, per riacquistare il perduto sorriso. Ed io per prima ammiro chi ha il coraggio di esternare le proprie emozioni, ed ancor di più ammiro chi riesce ad esprimerle guardando negli occhi le persone. E allora inizio a pensare che se tutti impugnassero una penna anziché un'arma, il mondo sarebbe sicuramente pieno di cartacce con su scritti i nostri pensieri, ma nello stesso tempo, forse, ci sarebbero meno buche provocate dalle mine, dai fori di proiettili.


                     M. Giacovelli

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