lunedì 27 ottobre 2014
Era così fredda quella mattinata in stazione che il vento sembrava lanciasse contro le sue guance piccoli frammenti di vetro, graffiandola pesantemente. "Maledetto gelo, possibile che qui possa fare cosí freddo in ottobre? Eppure vantano così tanto il clima mite del sud. Non è vero niente. Io sto congelando, e a breve non riusciró nemmeno più a trascinare le valigie fino al binario se perdo anche la sensibilità delle dita". Lucia, o come ormai si faceva chiamare da tutti Lucy, allora decise che avrebbe atteso poco prima dell'arrivo del treno, quel treno che l'avrebbe portata via per l'ennesima volta, seduta su una panchina poco distante il suo binario e proprio su quell'umida pAnchina in pietra che tornarono nella sua mente tutti i ricordi legati a quel posto. La stazione era stato forse il luogo che aveva frequentato di più negli ultimi 6 anni. C'erano stati giorni in cui partiva con una valigia, poi tornava e andava via di nuovo con altre decine piene di inutili cose; c'erano volte in cui era partita direttamente cin le stesse decine di bagagli. Altre volte, ormai, si erano così usurate che perdevano qualche pezzo durante il tragitto: la maniglia del trolley, la ruota, addirittura le si era rotta la cerniera, seminando piccole buste di effetti personali, scatenando la risata curiosa dei presenti. La stazione era diventata la sua seconda casa. Ma stavolta era diverso. Era sì il suo dodicesimo trasferimento in meno di sei anni, ma questo era definitivo. Niente lacrime, niente sindrome da abbandono del proprio nido sicuro. Stavolta non lo faceva perché secondo lei era quello che gli altri desideravano per lei, era davvero ció che voleva. Ed il fatto che non aveva voluto neanche che i suoi l'accompagnassero ed avesse solo due valigie era l'inizio. La sua vita partiva da lì.
sabato 25 ottobre 2014
Forse è il caso che io mi arrenda all'evidenza. Mi sta sfuggendo tutto dalle mani, si pensa a volte, egoisticamente, di avere davvero un posto speciale nel cuore delle persone. Ma è spesso una stupida illusione. Non si possono passare le ore a trovare un qualcosa di buono da fare per poterci distrarre, per poter fingere che tutto vada bene. E' passato troppo tempo, e sono stati troppo pochi i cambiamenti avvenuti. Si spera, si immagine, si mente a se stessi, si finge di sorridere, ma a volte i macigni sono troppo pesanti, e non si riesce a camminare, si soffoca, si soffoca, si soffoca, inizia a mancare il respiro, a sentirsi pervasi dal battito del cuore che ci uccide lentamente.
Allora cosa fare? Io ho passato tutta la vita a scappare da me stessa, a trovare la soluzione più semplice nel mollare tutto, prendere le valigie, riempirle di tutto ciò che almeno esternamente mi rendesse felice e partivo. A volte mi informavo minuziosamente sul luogo da scegliere, chiedevo in giro, studiavo la storia del territorio, cercavo foto, acquistavo libri, tutto questo in pochi giorni, giusto il tempo di completare le valigie. Altre volte sceglievo a caso sulla cartina, puntando il dito così, dove mi piaceva di più posarlo.
Ho avuto una vita piena, forse troppo, e forse proprio questo mio amore per il movimento, per il cambiamento continuo, per la paura di una stabilità vera e propria, che ora che ho deciso che è questo il momento di fermarmi a farmi impazzire. Perchè ora? Perchè adesso? Quanto importante è quello che mi sta accadendo da aver modificato tutto in maniera così definitiva. Non ero mai stata più sicura di adesso in tutta la mia vita, e tutto ciò mi spaventa. Sono così tentata dal cadere in errore, ma consapevolmente, quasi come se a volte pensassi di non meritare di essere felice. Eppure ancora totalmente felice nemmeno lo sono, ci sono ancora quei sassi, quegli enormi massi che mi opprimono polmoni e stomaco. A volte sento quel senso di gonfiore, tipo quando si hanno gli occhi pieni di lacrime e spingiamo con tutte noi stesse per farle rientrare. Questa è la sensazione che mi assale, la paura di aver cambiato tutto e di non essere nemmeno un pezzo importante di qualcosa, la paura di essere "chiunque", quando io già "chiunque" lo sono per me stessa.
La paura che a volte l'attaccamento al passato possa scacciare la mia presenza come fosse una semplice briciola su di un piatto mentre si sparecchia.
Ci si può sentire davvero poco importanti? Si può vivere in una continua situazione di oblìo? Ma cosa pretendo dalla vita, dalle situazioni, cosa volevo, cosa avrei scelto.. Domande, domande ed ancora domande, sono terrorizzata, è che a volte vorrei poter parlare, vorrei poter dire ciò che ho dentro, ma la paura delle risposte mi uccide più del senso di oppressione che mi assale. E se la risposta fosse quella che temo? Come dovrei reagire poi. La vita è fatta di ricordi, di scene, di sensazioni, di cose, cose materiali ed immateriali. Io parlo della mia vita scrivendo, spesso uso i miei racconti per spiegare ciò che ho dentro, perchè è dura, è difficile parlare, soprattutto per chi come me ha sempre preferito cercare l'aiuto in me stessa, chi è abituato a risolvere da solo i propri problemi, cercando di scomodare quanto meno possibile gli altri, anche se mi avessero offerto il proprio aiuto.
Si cresce, si diventa grandi, si matura, a volte prima, a volte dopo, si spera che qualcosa cambi in noi, invece più si cresce, più i demoni dell'infanzia divengono immagini vivide avanti ai nostri occhi, diventano scene di vita quotidiana.
La vita è portata avanti dalla paura. Ed io, ho paura ad ammetterlo.
Allora cosa fare? Io ho passato tutta la vita a scappare da me stessa, a trovare la soluzione più semplice nel mollare tutto, prendere le valigie, riempirle di tutto ciò che almeno esternamente mi rendesse felice e partivo. A volte mi informavo minuziosamente sul luogo da scegliere, chiedevo in giro, studiavo la storia del territorio, cercavo foto, acquistavo libri, tutto questo in pochi giorni, giusto il tempo di completare le valigie. Altre volte sceglievo a caso sulla cartina, puntando il dito così, dove mi piaceva di più posarlo.
Ho avuto una vita piena, forse troppo, e forse proprio questo mio amore per il movimento, per il cambiamento continuo, per la paura di una stabilità vera e propria, che ora che ho deciso che è questo il momento di fermarmi a farmi impazzire. Perchè ora? Perchè adesso? Quanto importante è quello che mi sta accadendo da aver modificato tutto in maniera così definitiva. Non ero mai stata più sicura di adesso in tutta la mia vita, e tutto ciò mi spaventa. Sono così tentata dal cadere in errore, ma consapevolmente, quasi come se a volte pensassi di non meritare di essere felice. Eppure ancora totalmente felice nemmeno lo sono, ci sono ancora quei sassi, quegli enormi massi che mi opprimono polmoni e stomaco. A volte sento quel senso di gonfiore, tipo quando si hanno gli occhi pieni di lacrime e spingiamo con tutte noi stesse per farle rientrare. Questa è la sensazione che mi assale, la paura di aver cambiato tutto e di non essere nemmeno un pezzo importante di qualcosa, la paura di essere "chiunque", quando io già "chiunque" lo sono per me stessa.
La paura che a volte l'attaccamento al passato possa scacciare la mia presenza come fosse una semplice briciola su di un piatto mentre si sparecchia.
Ci si può sentire davvero poco importanti? Si può vivere in una continua situazione di oblìo? Ma cosa pretendo dalla vita, dalle situazioni, cosa volevo, cosa avrei scelto.. Domande, domande ed ancora domande, sono terrorizzata, è che a volte vorrei poter parlare, vorrei poter dire ciò che ho dentro, ma la paura delle risposte mi uccide più del senso di oppressione che mi assale. E se la risposta fosse quella che temo? Come dovrei reagire poi. La vita è fatta di ricordi, di scene, di sensazioni, di cose, cose materiali ed immateriali. Io parlo della mia vita scrivendo, spesso uso i miei racconti per spiegare ciò che ho dentro, perchè è dura, è difficile parlare, soprattutto per chi come me ha sempre preferito cercare l'aiuto in me stessa, chi è abituato a risolvere da solo i propri problemi, cercando di scomodare quanto meno possibile gli altri, anche se mi avessero offerto il proprio aiuto.
Si cresce, si diventa grandi, si matura, a volte prima, a volte dopo, si spera che qualcosa cambi in noi, invece più si cresce, più i demoni dell'infanzia divengono immagini vivide avanti ai nostri occhi, diventano scene di vita quotidiana.
La vita è portata avanti dalla paura. Ed io, ho paura ad ammetterlo.
martedì 21 ottobre 2014
Sono seduta. E fin qui tutto nella norma. Sono seduta per terra sul piatto doccia. Accarezzo le piastrelle umide, mi guardo intorno. Quanti aneddoti potrei raccontare su questa stanza della mia casa.
Quando ero adolescente spesso sfruttavo il bagno assieme alle mie amiche per chiacchierare spudoratamente sui ragazzi con la scusa di dover imparare ad usare i primi ombretti. In camera da letto era un po'impossibile, questi sono i fattori negativi di chi ha una camera in condivisione con il proprio fratello. Era seduta sulla tavoletta chiusa del wc che ho pianto le prime volte perché mi era tanto difficile trovare persone con i miei stessi interessi, amicizie vere con il quale condividere qualcosa.
È per terra, con le spalle contro le piastrelle, quelle che oggi accarezzo, che rileggevo il messaggio tanto odiato, ed é sempre lí che ho deciso che niente e nessuno mi avrebbe fatto soffrire più, che nessuno avrebbe più visto scendere una lacrima.
E'lì, avanti allo specchio, spesso con i rubinetti aperti per non far sentire le mie conversazioni, che passavo del tempo al telefono con le persone che piú amo e che sono a migliaia di km da me. È sempre avanti a quello specchio che imposto stupide sfilate prima di uscire alla ricerca del difetto piú evidente e del modo per nasconderlo al meglio.
Ognuno di noi ha un posto segreto o no, ma che raccoglie la maggior parte dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Uno scrigno virtuale racchiuso tra quattro mura. La doccia, beh, dopo aver scarabocchiato nomi confusi e disegni sui vetri, basta solo buttarci su dell'acqua, ed ecco che si ricomincia.
Quando ero adolescente spesso sfruttavo il bagno assieme alle mie amiche per chiacchierare spudoratamente sui ragazzi con la scusa di dover imparare ad usare i primi ombretti. In camera da letto era un po'impossibile, questi sono i fattori negativi di chi ha una camera in condivisione con il proprio fratello. Era seduta sulla tavoletta chiusa del wc che ho pianto le prime volte perché mi era tanto difficile trovare persone con i miei stessi interessi, amicizie vere con il quale condividere qualcosa.
È per terra, con le spalle contro le piastrelle, quelle che oggi accarezzo, che rileggevo il messaggio tanto odiato, ed é sempre lí che ho deciso che niente e nessuno mi avrebbe fatto soffrire più, che nessuno avrebbe più visto scendere una lacrima.
E'lì, avanti allo specchio, spesso con i rubinetti aperti per non far sentire le mie conversazioni, che passavo del tempo al telefono con le persone che piú amo e che sono a migliaia di km da me. È sempre avanti a quello specchio che imposto stupide sfilate prima di uscire alla ricerca del difetto piú evidente e del modo per nasconderlo al meglio.
Ognuno di noi ha un posto segreto o no, ma che raccoglie la maggior parte dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Uno scrigno virtuale racchiuso tra quattro mura. La doccia, beh, dopo aver scarabocchiato nomi confusi e disegni sui vetri, basta solo buttarci su dell'acqua, ed ecco che si ricomincia.
lunedì 20 ottobre 2014
Era lì, ferma, immobile. Tratteneva a stento il respiro, aveva paura a far sentire il rumore del suo fiato sotto le coperte Aveva paura d svegliarlo. Certo, se l'avesse svegliato sicuramente non sarebbe più riuscito a riprendere il sonno perduto, e poi... lei amava restare sveglia affianco a lui e sentirlo dormire, sentirlo respirare nel silenzio assoluto della notte. Ma questa volta era tanto, troppo. Si sentiva bloccata, oppressa. Non dalle sue braccia che le cingevano i fianchi e riducevano al minimo qualsiasi suo possibile movimento. Erano le preoccupazioni a farla soffocare, il sentire il suo cuore palpitare e battere all'impazzata per la paura di tutto ciò che stava accadendo intorno a lei a terrorizzarla. Come glielo avrebbe detto? Quali parole avrebbe trovato per spiegargli che ciò che avrebbe fatto di lì a poco non era frutto di una sua scelta, ma, purtroppo, una decisione dettata dalle circostanze? Sarebbe finito tutto stavolta, Lucy lo sapeva. Era piena di rabbia, doveva godere appieno quella notte con lui, forse l'ultima notte insieme di tutta la sua vita, con l'amore che tanto aveva cercato, che tanto bramava, che finalmente aveva trovato, e che ora avrebbe dovuto abbandonare per sempre. Uscì timidamente la testa da sotto le coperte e si fermò a guardarlo in tutta la sua bellezza. Forse in quegli otto mesi non l'aveva mai veramente osservato, non aveva mai fatto caso alla piccola gobbetta sul suo naso, non aveva mai visto quell'affascinante accenno di doppio mento, sempre coperto da quel filo di barba scura che a lei tanto piaceva e che tanto implorava lui di lasciarla incolta. In fondo lei amava lui per ciò che era, ma era anche davvero, davvero bello, o almeno, lo era per lei.
Si sedette sul letto, ormai aveva deciso che gli avrebbe parlato, era quello il momento giusto, il momento in cui, dopo la notizia, lui l'avrebbe cacciata via da quella casa che ormai era anche un po'sua. Ma preferiva andare via, mestamente a quell'ora, avrebbe preferito vagare per la città alle 3 di notte trascinando quella valigia che lui aveva dolcemente riposto nel ripostiglio dopo averle detto "cara, non c'è più bisogno che la tua valigia si sposti da una stanza all'altra, ormai sei qui con me, possiamo anche sbarazzarcene, tornerai il più tardi possibile a casa per prendere qualche altro vestito, vero?".
Vero, sarebbe tornata tardissimo a prendere altri vestiti, e non per riportarli in casa "loro", ma perchè lì, dove lei doveva andare, dei suoi vestiti glamour e dei suoi maledettissimi stiletti, non se ne faceva proprio nulla.
"Cris, ti prego, svegliati, ho bisogno di parlarti", disse con gli occhi velati da lacrime che attendevano giusto il momento per colare e rigarle il viso pallido.
"Tesoro, ma sono le tre, ti sembra l'ora adatta per parlare? Lo sai che domani sarà una giornata dura in ufficio".
"Ti prego, due parole e poi credo che potrai tranquillamente dormire", disse in un tono misto tra la rabbia, la frustrazione e un senso di morte e di cupo che le annebbiava il cuore.
Si sedette sul letto, ormai aveva deciso che gli avrebbe parlato, era quello il momento giusto, il momento in cui, dopo la notizia, lui l'avrebbe cacciata via da quella casa che ormai era anche un po'sua. Ma preferiva andare via, mestamente a quell'ora, avrebbe preferito vagare per la città alle 3 di notte trascinando quella valigia che lui aveva dolcemente riposto nel ripostiglio dopo averle detto "cara, non c'è più bisogno che la tua valigia si sposti da una stanza all'altra, ormai sei qui con me, possiamo anche sbarazzarcene, tornerai il più tardi possibile a casa per prendere qualche altro vestito, vero?".
Vero, sarebbe tornata tardissimo a prendere altri vestiti, e non per riportarli in casa "loro", ma perchè lì, dove lei doveva andare, dei suoi vestiti glamour e dei suoi maledettissimi stiletti, non se ne faceva proprio nulla.
"Cris, ti prego, svegliati, ho bisogno di parlarti", disse con gli occhi velati da lacrime che attendevano giusto il momento per colare e rigarle il viso pallido.
"Tesoro, ma sono le tre, ti sembra l'ora adatta per parlare? Lo sai che domani sarà una giornata dura in ufficio".
"Ti prego, due parole e poi credo che potrai tranquillamente dormire", disse in un tono misto tra la rabbia, la frustrazione e un senso di morte e di cupo che le annebbiava il cuore.
Indossare il pigiama, vagare per casa in cerca di un'idea per il libro da leggere prima di addormentarsi, sono normali azioni. Andare in bagno, guardare la propria immagine riflessa nello specchio e vedere una espressione rilassata sul mio volto, quella non é una cosa normale, non è una routine per me. Prendere lo spazzolino per lavarmi i denti e sentirlo così rigido, secco, un po'come dire "ehi, dove ero finita, ti ho aspettato così tanto che ho fatto la fine di una lucertola al sole, mi sono seccato".
Beh, caro spazzolino, preferisco ritrovarti quelle volte così secco ed avere tante storie da raccontarti mentre sotto il getto dell'acqua tento di ammorbidirti.
Avere tanti ricordi, tante esperienze a segnare la propria vita, è la cosa più bella. Vedere ció che si ha intorno che cambia istante dopo istante, vedere ció che lasci come lo ritrovi, vedere quello che non ritrovi più e sentirsi sereni e soddisfatti per ció che si ha é tutto
Beh, caro spazzolino, preferisco ritrovarti quelle volte così secco ed avere tante storie da raccontarti mentre sotto il getto dell'acqua tento di ammorbidirti.
Avere tanti ricordi, tante esperienze a segnare la propria vita, è la cosa più bella. Vedere ció che si ha intorno che cambia istante dopo istante, vedere ció che lasci come lo ritrovi, vedere quello che non ritrovi più e sentirsi sereni e soddisfatti per ció che si ha é tutto
Vi é capitato mai di avere quell'attimo di perfezione..? In cui nulla sembra vero e tutto sembra meravigliosamente perfetto? Ecco.. Quella sensaZione carica di paura che tutto ció che stiamo vivendo non sia altro che un sogno, di quelli dolci, ripieni al cioccolato, morbidi come una fettina di ciambella stracolma di ciuffetti di panna?
Sì, proprio quella.. La dolcezza dell'amore, la paura della perdita, la dolcezza della panna, la paura di un angolino bruciacchiato a rendere tutto il dolce amaro. Semplice, semplici paragoni. Ma l'amore con la dolcezza troppo ha a che fare da non pensare a quanto bello sia invece condividerla insieme quella soffice panna, magari porgendosi l'un l'altro il cucchiaino.
L'amore non é paura, non è perdita. É la fusione di due cucchiai che si urtano talvolta per cercare di raccogliere piú cioccolata calda nella tazzona che condividono quella sera. È unione, niente di più, niente di meno.
Sì, proprio quella.. La dolcezza dell'amore, la paura della perdita, la dolcezza della panna, la paura di un angolino bruciacchiato a rendere tutto il dolce amaro. Semplice, semplici paragoni. Ma l'amore con la dolcezza troppo ha a che fare da non pensare a quanto bello sia invece condividerla insieme quella soffice panna, magari porgendosi l'un l'altro il cucchiaino.
L'amore non é paura, non è perdita. É la fusione di due cucchiai che si urtano talvolta per cercare di raccogliere piú cioccolata calda nella tazzona che condividono quella sera. È unione, niente di più, niente di meno.
Mi sono riscoperta.. Ho conosciuto cose di me che non credevo facessero parte della mia personalità..
Sono sempre stata quella razionale, quella che non guarda al sentimento come qualcosa accompagnato da quei piccoli e dolci gesti quotidiani, bastava l'amore e tutto, forse, era scontato.
Scoprirmi a sognare ascoltando una canzone, pensare a quanto quel testo si addica a ció che penso, il terrore di inviare quel pensiero per paura di essere frivoli, ma farlo comunque perché in fondo l amore non ha freni inibitori. Ecco, questo mi sorprende veramente di me.
Ognuno di noi ha del buono dentro di sé. Si commettono errori, si vivono esperienze negative, se ne vivono tante e segnano spesso il nostro modo di essere cambiandoci.
É solo grazie a chi davvero riesce a donarci ció che il nostro cuore merita che ci rende davvero persone migliori. Ogni mattina dovremmo svegliarci e dire "grazie per tutto quello che mi dai, grazie davvero", e poi potremmo iniziare la giornata. Non mi sembra poi così difficile.
Sono sempre stata quella razionale, quella che non guarda al sentimento come qualcosa accompagnato da quei piccoli e dolci gesti quotidiani, bastava l'amore e tutto, forse, era scontato.
Scoprirmi a sognare ascoltando una canzone, pensare a quanto quel testo si addica a ció che penso, il terrore di inviare quel pensiero per paura di essere frivoli, ma farlo comunque perché in fondo l amore non ha freni inibitori. Ecco, questo mi sorprende veramente di me.
Ognuno di noi ha del buono dentro di sé. Si commettono errori, si vivono esperienze negative, se ne vivono tante e segnano spesso il nostro modo di essere cambiandoci.
É solo grazie a chi davvero riesce a donarci ció che il nostro cuore merita che ci rende davvero persone migliori. Ogni mattina dovremmo svegliarci e dire "grazie per tutto quello che mi dai, grazie davvero", e poi potremmo iniziare la giornata. Non mi sembra poi così difficile.
domenica 10 agosto 2014
Non mi ero mai resa conto di quanto potesse essere strano rendersi conto che i sogni premonitori potessero poi realmente realizzarsi nel corso della giornata. Stanotte ho sognato di trovarmi seduta da sola sotto un albero a scrivere e di provare tanta, tantissima vergogna nel farlo, perchè spesso la gente in parse quando guarda qualcuno fare qualcosa da solo è portato a credere che sia pazzo. Forse quando sono qui ed osservo certe scene, lo credo anche io. Eppure quando giravo per le città da sola, camminavo, scoprivo, mi sentivo pervadere da quel senso di libertá. Allora ho deciso di riprovarci; di andarci davvero in un posticino che sentissi tutto mio, un posto dove il caldo cocente del sole non mi facesse perdere i sensi, per poter scrivere, per potermi liberare, per sentirmi libera più che altro. In fondo la gente i pregiudizi li ha comunque, solo o in compagnia che si faccia qualcosa. E siamo soli, io, la natura ed il mio inseparabile taccuino, a scrivere, rileggere, non correggere nulla, lasciare solo che il flusso di coscienza si liberi su quelle pagine, con quella scrittura un po'storpiata dalla fretta. In fondo io sono anche questo, una persona imperfetta, come tutti del resto, con le mie paure, le mie timidezze e la voglia di superarle. Si parte dal piccolo per riuscire a fare grandi cose nella propria vita.
Ho imparato negli ultimi giorni a controllare di più la carica emozionale che mi invade. Urla, urla ed urla. Quelle mi vengono meglio; è semplice scagliarsi su tutto e tutti quando si é pieni di rabbia. E se invece imparassi anche io a contare fino ad un milione, prendessi le mie cartacce e me ne andassi a riflettere un po'per conto mio? Ed ecco che per l'ennesima volta mi trovo a girovagare per le strade deserte a calmare il mio istinto, a fermarmi prima di dire o fare qualcosa di cui potrei amaramente pentirmene. Ed eccomi qui, sotto questo albero, a leggere le scritte sui muri, a ridere sulla carica sentimentale di alcune frasi scritte anni addietro. "Chissà se quell'A. Che parlava d'amore e dedicava quella lunghissima frase ad E. Nel 2004 è ancora insieme a lei", chissá. Tanti sono i dubbi che ti pervadono quando sei solo con te stesso a cercare di raggiungere una risposta soddisfacente. Ed alcune volte una risposta ai dubbi più grossi la si trova anche. Io non mi arrendo, ci provo, ci tento, oggi sono qui. Domani saró probabilmente ancora a scrivere riparata dall'ombra di qualche altro albero. Potrei non essere più nello stesso luogo come potrei ancora esserci. La vita va avanti, ti pone ogni giorno avanti ad una sfida diversa, ti presenta situazioni, persone, oggetti, che possono restare per sempre così come possono sparire nel giro di pochi secondi. Ed in quei casi, nemmeno lo scrivere tutto ció che si prova su brandelli di carta puó aiutarci a capire cosa possa davvero essere successo, cosa si possa aver fatto di tanto orribile da rendere tutto differente in una manciata di attimi. Il problema é che noi troppo spesso siamo fossilizzati a chiederci cosa potremmo aver combinato noi, per chiederci cosa invece sia andato storto dall'altra parte. Questo non vale solo nei rapporti con le persone "estranee", questo vale anche nei rapporti famigliari, nella vita in generale. Spesso per pensare a dubitare su noi stessi, ci priviamo di cercare un confronto e magari risolvere completamente qualsiasi problema. Dovrei iniziare anche io a farlo prima di permettermi di fare la morale a tutti gli altri. Contate di più, respirate di più, riflettete e poi parlate, e vedrete che la vita piano piano sarà più semplice da vivere.
Ho imparato negli ultimi giorni a controllare di più la carica emozionale che mi invade. Urla, urla ed urla. Quelle mi vengono meglio; è semplice scagliarsi su tutto e tutti quando si é pieni di rabbia. E se invece imparassi anche io a contare fino ad un milione, prendessi le mie cartacce e me ne andassi a riflettere un po'per conto mio? Ed ecco che per l'ennesima volta mi trovo a girovagare per le strade deserte a calmare il mio istinto, a fermarmi prima di dire o fare qualcosa di cui potrei amaramente pentirmene. Ed eccomi qui, sotto questo albero, a leggere le scritte sui muri, a ridere sulla carica sentimentale di alcune frasi scritte anni addietro. "Chissà se quell'A. Che parlava d'amore e dedicava quella lunghissima frase ad E. Nel 2004 è ancora insieme a lei", chissá. Tanti sono i dubbi che ti pervadono quando sei solo con te stesso a cercare di raggiungere una risposta soddisfacente. Ed alcune volte una risposta ai dubbi più grossi la si trova anche. Io non mi arrendo, ci provo, ci tento, oggi sono qui. Domani saró probabilmente ancora a scrivere riparata dall'ombra di qualche altro albero. Potrei non essere più nello stesso luogo come potrei ancora esserci. La vita va avanti, ti pone ogni giorno avanti ad una sfida diversa, ti presenta situazioni, persone, oggetti, che possono restare per sempre così come possono sparire nel giro di pochi secondi. Ed in quei casi, nemmeno lo scrivere tutto ció che si prova su brandelli di carta puó aiutarci a capire cosa possa davvero essere successo, cosa si possa aver fatto di tanto orribile da rendere tutto differente in una manciata di attimi. Il problema é che noi troppo spesso siamo fossilizzati a chiederci cosa potremmo aver combinato noi, per chiederci cosa invece sia andato storto dall'altra parte. Questo non vale solo nei rapporti con le persone "estranee", questo vale anche nei rapporti famigliari, nella vita in generale. Spesso per pensare a dubitare su noi stessi, ci priviamo di cercare un confronto e magari risolvere completamente qualsiasi problema. Dovrei iniziare anche io a farlo prima di permettermi di fare la morale a tutti gli altri. Contate di più, respirate di più, riflettete e poi parlate, e vedrete che la vita piano piano sarà più semplice da vivere.
Ho un brutto vizio: quello di ricordare la gente grazie al loro profumo. Sí, a volte sembro un segugio, tipo quando mi giro verso qualche amica e dico -ehi, lo senti?- e lei "ma cosa?"- il profumo di Andrea, forse é qui, andiamo a salutarlo. E spesso ci azzecco. Distinguo perfettamente tra tanti odori, quello delle cose che mi interessano. Ci sono momenti in cui penso ad una persona e la prima cosa che mi viene in mente é un qualche odore che lo contraddistingue. Quando penso alla mia migliore amica la prima cosa che mi viene in mente è il profumo del nocciolo della ciliegia. Non so come mai e non saprei descrivere nemmeno tanto bene quale sia la particolarità di questo odore. So solamente che quell'odore é suo, non potrebbe rappresentarla meglio. Qualche anno fa, durante il periodo degli amori adolescenziali, mi divertivo a separare in tanti frammenti i momenti in cui ero insieme alle persone che mi piacevano. Assegnavo un profumo diverso ad ogni situazione che li vedevano coinvolti. E quasi mi pareva davvero di sentirli quegli odori. C'era chi mi ricordava il profumo delle penne dall'inchiostro fruttato che utilizzavamo per le poesie sui diari, per le dediche; c'era anche chi mi ricordava qualcosa da mangiare. Ricordo che il ragazzo di cui ero perdutamente "innamorata" mi provocava quel tumulto, quel senso piacevole che si prova quando si assaggia una fetta di crostata alla marmellata dopo mesi che ci si priva di dolciumi. Una sensazione bellissima. Strana, ma pur sempre bella.
Ora invece riconoscerei qualsiasi fragranza a diversi metri di distanza. Cerco quel profumo diverso, quello che mi possa far venire in mente un qualcosa legato ad un simbolo, una pianta, un frutto che mi piaccia e che quindi si leghi con i miei gusti. É vero che anche ciò che ci trasmette una persona attraverso l'olfatto é importante. Fa parte dell'insieme. La rende unica.
Ora invece riconoscerei qualsiasi fragranza a diversi metri di distanza. Cerco quel profumo diverso, quello che mi possa far venire in mente un qualcosa legato ad un simbolo, una pianta, un frutto che mi piaccia e che quindi si leghi con i miei gusti. É vero che anche ciò che ci trasmette una persona attraverso l'olfatto é importante. Fa parte dell'insieme. La rende unica.
Cambio look.. Il cambiamento radicale nel proprio abbigliamento é un indice di cambiamenti generali, nella propria vita, nel proprio modo di fare le cose. Quasi come una ricerca di perfezione, quella che nel modo in cui si era prima nn si era riusciti a raggiungere.. La speranza è sempre quella di una svolta generale, un nuovo modo di vedere le cose. Non più monocromatico, ma più ricercato, più attento au dettagli, più variopinto.
sabato 9 agosto 2014
- Si é creata una strana situazione nella mia
mente.. Del tipo che non sono più disposta a fare/dare/sperare nulla per
nessuno.. Non mi garba più.. Fare tanto per chi non merita ad un certo punto
diventa assolutamente disgustoso... Non mi aspetto tanto, mi aspetto il
giusto.. E arrivi al punto che nemmeno quello ha più valore. Non va bene, non
va bene per niente. Se noi dobbiamo essere una scelta e non una forzatura, credo
che allo stesso modo anche noi dovremmo avere la libertà di decidere e di
scegliere. Troppo troppo lerciume attorno a noi.. Troppo.. Arriva sempre il
momento in cui si decide di fare un po'di pulizie nella propria vita.
- A volte provo vergogna ad essere un cittadino
del mondo.. L'uomo è un essere dotato di ingegno, il che dovrebbe comunque
permettergli ragionamenti sensati e volti a rendere quanto più vivibile
l'ambiente che si trova ad occupare. Purtroppo spesso questo ingegno viene
usato unicamente per scopi lontani da quelli che dovrebbero agevolare lo stile
di vita della comunità. Le migliori menti restano quasi sempre nascoste,
rintanate, per paura di offrire una idea, una svolta, e di vederla criticare e
bocciare. Eppure non ci vorrebbe molto. Basti osservare, guardarsi intorno per
capire che di una svolta c'è davvero bisogno, bisognerebbe solo avere il
coraggio di prendere la situazione in mano.
..Che poi ti svegli, ti guardi intorno nel letto
con gli occhi più chiusi che aperti e muovi braccia e gambe come una pazza per
capire se c'é qualcuno affianco a te. Apri le braccia come a voler cercare un
abbraccio.. E nulla, nessuno che ricambia quel gesto. Va bene, perfetto
comunque, la giornata parte comunque bene, non si ferma nulla avanti ad un
abbraccio mancato. Ma quando sono tanti i gesti che mancano.. La situazione va
calando.. E poi iniziano a cambiare le situazioni, le circostanze. Alla fine io
vado via, riparto, ricomincio, ma tu resti. E non puoi ricominciare quando hai
giá deciso di radicarti in un modo di essere stupidamente errato.
-
Vorrei sentire un cambiamento.. Vorrei vederlo,
vedere una svolta, un punto d'incontro, un punto di unione di tutto. Si finisce
col guardare un punto del muro bianco, con lo sguardo assorto pensando a
"sono io la ruota di scorta?". Cioé arrivi al punto in cui nulla ha
più senso, nulla. Costruisci castelli di sabbia su castelli di sabbia e
puntualmente arriva qualcuno che ci getta addosso un secchio d'acqua calda. Ti
guardi indietro e cerchi termini di paragone nel corso degli anni, ma non trovi
mai un riscontro. E ti spaventi di te stessa, di quello che eri e di quello che
sei. Inizi a porti domande su domande, se hai sbagliato o se stai sbagliando.
Purtroppo sai che é adesso che stai sbagliando, mica prima. Sbagli quando
credi, speri, quando ti svegli con il sorriso. Sbagli. Sbagli sempre. E
allora..... Forse è il caso di fare quel passo indietro, prendere coraggio e
provarci..
- Allora, la situazione è questa. Lei vive una
vita che non le appartiene e vive in un corpo che ormai non apprezza. Troppe
sono le cicatrici, troppe le ferite che le sono state inflitte. Troppo sangue
si é sparso. Troppa paura ha avuto, ce l'ha ancora, non si placa. É difficile
provare a superare qualcosa che la terrorizza così tanto. Eppure é una vita che
vive nel limbo di una scelta cosí importante, così radicale. Vive sempre
sull'orlo delle situazioni, vivendo così, un po'nascosta, un po'in ombra. Per
non destare sospetti, per non attirare gli sguardi su di lei. Ma lei è sempre
stata nella realtá una di quelle persone che pur di attirare l'attenzione
sarebbe stata disposta a provocare qualsiasi cosa. Ora è stanca. Respira a
stento. Non fa altro che poggiare la mano sul petto e sentire quel ticchettio
così forte, ritmato, fastidioso, del suo cuore che non smette di battere
all'impazzata. Ha l'affanno, gli occhi stretti, le labbra serrate. Vorrebbe
dire tante di quelle cose, ma si reprime da una vita. Troppi consigli di
persone che le hanno sempre detto di contare fino a mille, ma sono trent'anni
che conta, sarà arrivata a cifre impronunciabili. Sono alcuni giorni che sta
imparando a controllare il suo respiro, poggia di meno la mano perché ha
imparato a sentire il cuore ed ascoltare i battiti diminuiti di intensità.
Sa che è costretta dalle circostanze a
vivere in quella gabbia, sa che non esiste chiave che possa aprire quella cella
così piccola, sa che non esistono finestre che possano far entrare un piccolo
spiraglio di luce. Ebbene sí, lei, proprio lei, ha imparato a gestire le
situazioni. Ha imparato ad accontentarsi di respirare solo in quei brevi
istanti in cui c'é il ricambio d'aria. Ha imparato a tenere le mani in tasca
quando cammina, per non stringere i pugni e far penetrare le sue unghie rosso
laccato nella carne vedendole confondersi con il rosso caldo del sangue che le
cola su per le dita ogni volta che ripensa a tutto. Per non sentire più il
dolore fisico assieme a quello intimo, interno, che giá prova ogni
maledettissimo giorno. Sa che tutto intorno a lei è cambiato e non puô
intervenire, non puó farci nulla. É impotente. Non puó cambiare ció che ha
attorno, ma puó cominciare col cambiare lei. Puó dare una svolta alla sua vita,
almeno quello. Lei deve, lei puó, lottare contro la paura che la distrugge, che
la rende impotente. Lei.. Deve ricominciare a vivere.
Lucy era una donna dalle basse pretese. Viveva la sua vita accontentandosi. Aveva racimolato qualcosa? Ecco, pur prendere qualcosa ed avere la minima soddisfazione di andare in giro per il viale con un pacchettino tutto suo, avrebbe preso qualsiasi cosa. Anche una orribile magliettina con maialini in grembiule stampati -perchè io mi accontento, alla fine il modo per indossarlo lo trovo, in fondo, chi non l'avrebbe acquistata per soli due dollari? Nel peggiore dei casi la utilizzeró nelle mie maratone serali avanti alla tv. Lei si accontentava sempre. Il quaderno dalla carta più sottile per non costringere i suoi ad acquistarle quelli dalle bellissime copertine lucide e rigide, i surrogati delle migliori marche di make up.. Non perché non potesse permettersi tutto ció che voleva ma perché "non ne vale la pena, in fondo fanno comunque il loro dovere, perché impegnarmi a prendere qualcosa di specifico quando allo stesso prezzo riesco a comprarne almeno3?". Lo ha fatto per tutta la vita, si é sempre accontentata, troppa poca stima di se stessa per scegliere il meglio, lo ha sempre fatto anche a livello affettivo. La sua migliore amica era la vicina di banco perché era più semplice approcciare con lei, il suo fidanzato era sempre quello che ci provava con lei, perché aveva già una piccola certezza. Lei non viveva la sua vita, viveva quella che la circostanza, il periodo, le aveva portato avanti in quel momento. Ed era arrivata al punto di non sapere più chi realmente fosse, proprio nel momento in cui stava provando a regolare i conti con la sua vita.
Fu così che Lucy decise di passare la sua
serata. A rileggere le decine di migliaia di mail che aveva scambiato con lui
negli ultimi otto mesi. Otto mesi, non un giorno o due. Mesi pieni, ricchi di
parole, discorsi, discussioni, battibecchi e momenti felici. Non aveva mai
trascorso mesi più impegnativi di quelli. A reggere una storia, seppur fondata
su basi tanto fragili e delicate, così ricca di particolari e di sentimenti
nati dal nulla. All'inizio non credeva potesse davvero scattarle qualcosa
dentro, ma non aveva minimamente calcolato che quel qualcosa potesse avere
dimensioni di quell'entità. Si chiedeva spesso come facessero a portare avanti
le proprie relazioni le sue amiche fidanzate da anni con uomini così lontani,
che vedevano così poco e che quasi erano arrivati al punto di essere più
espansivi dietro ad uno schermo piuttosto che nei momenti in cui erano insieme.
Si guardava intorno spesso, e la stragrande maggioranza di loro era davvero
felice e serena nonostante tutte le difficoltà che quotidianamente si
ritrovavano ad affrontare. Lei non ce la faceva più, non ne era più capace.
Mentiva, gli mentiva spudoratamente. Quante rinunce per poter essere il più
possibile presente con lui, quanto ci stava mettendo tutta se stessa per non
far crollare tutto. Quante occasioni sprecate, spudorati rifiuti in tutti quei
mesi. Si sentiva maledettamente maledetta, stregata, oppressa dai suoi stessi
sentimenti. Non faceva altro che chiedersi se la scelta fosse stata quella
giusta, se lei meritasse davvero questa sofferenza. La gioia di amare e la
rabbia di non poterlo avere. Troppa strada avrebbe dovuto percorrere, troppe
miglia marittime impedivano la loro quotidianità. Lui sembrava reggere ancora,
era determinato a non mollare. Ma lei, era lì, come le altre sere, in casa, a
guardarsi le mani, a vederle tremare, ad accumulare rabbia, e farla esplodere
in un pianto liberatorio ad ogni click del telefono. Lui le scriveva, lei non
voleva rispondergli, non doveva, doveva solo dimenticarlo e riuscire ad andare
avanti. Era troppo dura per lei la situazione, ma il coraggio di dirlo a lui,
beh quello non esisteva. Come avrebbe potuto dirgli che non era più il caso di
andare avanti sapendo che poi l'avrebbe perso per sempre? Lucy era tra due
fuochi, che ormai si erano incrociati fino a bruciarle tutto dentro. Era
stanca, era morta dentro, e forse anche un po'fuori. E forse, era meglio così.
- Ho passato tutta la mia vita a decidere se fosse
giusto o sbagliato mettere nero su bianco i miei pensieri e buttare giù una
storia, un racconto, qualcosa che valesse la pena di essere letto. Ho pensato
subito che iniziare a scrivere un diario fosse la cosa più sensata che potessi
fare per mettermi alla prova. Allora per prima cosa mi sono concentrata sulla
copertina; doveva essere qualcosa di bello, di colorato, essenziale ma
colorato, sì, qualcosa di particolare, che mi riuscisse ad ispirare giorno dopo
giorno, che mi incoraggiasse quotidianamente ad aprirlo e buttar giù di tutto,
dai pensieri più seri ai più stupidi. La sera, seduta sul letto, iniziando a
scrivere le prime frasi, mi sono resa conto di quanto in realtà fosse difficile
prendere un pezzo di carta e mettere a nudo tutte le proprie emozioni. Un conto
é pensarle, restare ore nel letto sotto le coperte a vedere passare avanti ai
propri occhi milioni e milioni di momenti di vita, come una vecchia pellicola,
a volte un po'sgangherata. Scrivere tutto questo é totalmente diverso. Leggi, rileggi
quelle parole, un po'te ne vergogni, un po'non ti rappresentano, un po'non ti
riconosci, un altro po'ti terrorizzano. "Davvero sono questa
persona?", "davvero ho fatto tutto ció?". Allora, dopo i primi
giorni, dopo i primi entusiasmi, dimentichi quel diario in un angolo nascosto
della libreria e non osi più prenderlo in mano, nemmeno per rileggere una sola
frase. Poi passano gli anni, la vergogna
inizia a diminuire, si cresce, si matura, si diventa più consapevoli di se
stessi e si inizia a pensare di fare un passo più grande. Se io provo vergogna
nello scrivere, sotto pseudonimo, permetto agli altri di leggere qualcosa su di
me. Pur non conoscendomi, pur sapendo che non mi conosceranno mai, sperando di
non essere riconosciuta, decido di aprire uno spazio web, un blog. Ma la paura
di essere scoperta, di essere derisa, diventa ancor più forte, e, tra una serie
infinita di sconforti e delusione verso me stessa, me ne fa abbandonare tanti
quante le volte che in quei periodi ero fortemente ispirata a scrivere. Ad ogni
ispirazione corrispondeva un blog diverso, totalmente diverso per quanto
riguardava la grafica, il titolo, le immagini usate. Tanto impegno per crearlo,
tanto impegno per riuscire a concludere qualche riga.. E poi le dita, dopo
pochi giorni, smettevano di ticchettare rumorosamente ed intensamente su quella
tastiera ormai consumata. Ed ogni giorno la fiamma, la passione per la
scrittura, si spegneva. Ecco, non é solo la volontà a spingere un uomo a
compiere un gesto, un atto, a volte é principalmente il coraggio e la forza di
mettersi in gioco. Io non ne ho avuto, o ne ho avuto troppo poco nel lasciare
che una volta tanto prevalessero le mie passioni sul pudore. Perché per me la
scrittura é un qualcosa di intimo, e si lega tanto al senso di pudore. Per me
scrivere "mentre guardo la finestra della mia camera, ogni spiraglio di
luce che l'attraversa è come vedere tr quando mi guardi", è un qualcosa
fuori dagli schemi, perché so che tu, un qualsiasi tu, leggendo, potresti
pensare di essere proprio la persona dei miei pensieri. E mi sentirei come se
ne amassi tanti di "tu", e mi sentirei un po'sporca, indecisa,
incoerente, sapendo che di te ce n'è solo ed esclusivamente uno.
M. Giacovelli
Non è che mi senta sotto certi versi
"sfidata" dalla situazione; non è che io temi questa ipotetica sfida;
non è che io non abbia la forza o il coraggio di sentirmi tanto determinata da
affrontare il delirio che si materializza intorno a me. È che so come va a
finire; se in quel giro di vite ci inserisco anche la mia, so che sarei l'ultima
ad uscirne. Perché le sfide mi piacciono, e mi piace il senso di onnipotenza,
di supremazia, di controllo, che solo la vittoria riesce a darmi. E sminuirei
tutto, sminuirei anche te, riducendoti ad un mero gioco di colpi bassi a chi
più riesce a tirare la corda senza spezzarla. Vorrei invece provare ad
avvicinarmi, munita di spago, nastro adesivo e qualsiasi cosa possa servire a
riunire i fili di quella corda che piano piano sta cedendo. E dovresti aiutarmi
anche tu, dovresti essere il primo a voler mettere le mani su quei centimetri
consumati, a stringerli, a cercare di tenerli uniti, piú di me. Invece il
lavoro sporco tocca sempre a me, cosí da poter dire, nel momento in cui le forze
mi verranno a mancare e sarò costretta a lasciare anche io quella corda così
logora, "é stata solo ed esclusivamente colpa tua".
Aveva deciso di rispolverare i ricordi
d'infanzia, le foto più che altro, seduta su un piccolo sgabello polveroso al
centro della stanza nel seminterrato della sua casa. Aveva deciso così, di
getto, di prendere quella vecchia ventiquattrore di suo padre che aveva
riempito di foto e brandelli di pagine di diario, e di provare ad immaginarsi
piccola, a 8-9 anni. Scorrevano veloci le dita tra i fogli un po' sbiaditi,
graffiandosi spesso la pelle con le carte, fino a trovare quella, lei, la foto.
La foto di una bambina un po'grassoccia, con un sorriso un po'sdentato, le
sopracciglia inarcate ed un ombra baffuta sopra le labbra. Era lei quella
bambina, era davvero lei. Inizió a ridere di gusto pensando a quanto gli anni
possano renderci diversi, non le somigliava più ora, non aveva niente di lei,
anche se avrebbe voluto conservare almeno la spensieratezza di quella bambina
tanto ingenua quanto sorridente. Quante
cotte, quante volte si era sfacciatamente avvicinata a qualche bambino durante
l'ora della ricreazione per lasciargli un foglietto per "fidanzarsi",
lasciandogli la possibilità di crociare un "sì" o un "no". Ma
dove cavolo credevi di andare conciata così, bella bimba baffuta?- disse Vic
sorridendo alla foto - ho il terrore ad avvicinarmi ad un uomo anche quando
sono tutta in tiro e tu avevi la faccia tosta di cercare fidanzati in quel
modo? Ah ah ah, ero davvero una cretina. In fondo é vero, l'ingenuità dei bambini è
davvero una cosa strana, non ci si accorge di nulla, non ci si sente mai fuori
posto, o almeno non ad 8 anni, e poi si vive il resto della vita a cercare di
essere perfetti per gli altri, mai per se stessi in realtà. Vorrei provare un
giorno a vestirmi come andava di moda a quei tempi, vorrei vedere le reazioni
della gente. O mi prenderanno per pazza, o inizieranno a seguire il mio nuovo
stile. Ormai é tutto tendenza, non ci si sconvolge più di nulla. Povera
ciambellina, se penso che qualche anno dopo sei cosi cambiata tanto da non
ritrovare più nulla di te dopo venti anni, non saresti per niente orgogliosa di
me. Le era bastato quello, le era
bastato quel brandello di ricordo per pensare a quanto la sua vita fosse molto
più bella e ricca anni addietro. Ma gli anni passano Vic, passano anche per te.
M. Giacovelli
martedì 22 luglio 2014
Aveva deciso di rispolverare i ricordi d'infanzia, le foto più che altro, seduta su un piccolo sgabello polveroso al centro della stanza nel seminterrato della sua casa. Aveva deciso così, di getto, di prendere quella vecchia ventiquattrore di suo padre che aveva riempito di foto e brandelli di pagine di diario, e di provare ad immaginarsi piccola, a 8-9 anni. Scorrevano veloci le dita tra i fogli un po'sbiaditi, graffiandosi spesso la pelle con le carte, fino a trovare quella, lei, la foto. La foto di una bambina un po'grassoccia, con un sorriso un po'sdentato, le sopracciglia inarcate ed un ombra baffuta sopra le labbra. Era lei quella bambina, era davvero lei. Inizió a ridere di gusto pensando a quanto gli anni possano renderci diversi, non le somigliava più ora, non aveva niente di lei, anche se avrebbe voluto conservare almeno la spensieratezza di quella bambina tanto ingenua quanto sorridente.
Quante cotte, quante volte si era sfacciatamente avvicinata a qualche bambino durante l'ora della ricreazione per lasciargli un foglietto per "fidanzarsi", lasciandogli la possibilità di crociare un "sì" o un "no".
- Ma dove cavolo credevi di andare conciata così, bella bimba baffuta?- disse Vic sorridendo alla foto - ho il terrore ad avvicinarmi ad un uomo anche quando sono tutta in tiro e tu avevi la faccia tosta di cercare fidanzati in quel modo? Ah ah ah, ero davvero una cretina.
In fondo é vero, l'ingenuità dei bambini è davvero una cosa strana, non ci si accorge di nulla, non ci si sente mai fuori posto, o almeno non ad 8 anni, e poi si vive il resto della vita a cercare di essere perfetti per gli altri, mai per se stessi in realtà.
- Vorrei provare un giorno a vestirmi come andava di moda a quei tempi, vorrei vedere le reazioni della gente. O mi prenderanno per pazza, o inizieranno a seguire il mio nuovo stile. Ormai é tutto tendenza, non ci si sconvolge più di nulla. Povera ciambellina, se penso che qualche anno dopo sei cosi cambiata tanto da non ritrovare più nulla di te dopo venti anni, non saresti per niente orgogliosa di me.
Le era bastato quello, le era bastato quel brandello di ricordo per pensare a quanto la sua vita fosse molto più bella e ricca anni addietro. Ma gli anni passano Vic, passano anche per te.
M. Giacovelli
Quante cotte, quante volte si era sfacciatamente avvicinata a qualche bambino durante l'ora della ricreazione per lasciargli un foglietto per "fidanzarsi", lasciandogli la possibilità di crociare un "sì" o un "no".
- Ma dove cavolo credevi di andare conciata così, bella bimba baffuta?- disse Vic sorridendo alla foto - ho il terrore ad avvicinarmi ad un uomo anche quando sono tutta in tiro e tu avevi la faccia tosta di cercare fidanzati in quel modo? Ah ah ah, ero davvero una cretina.
In fondo é vero, l'ingenuità dei bambini è davvero una cosa strana, non ci si accorge di nulla, non ci si sente mai fuori posto, o almeno non ad 8 anni, e poi si vive il resto della vita a cercare di essere perfetti per gli altri, mai per se stessi in realtà.
- Vorrei provare un giorno a vestirmi come andava di moda a quei tempi, vorrei vedere le reazioni della gente. O mi prenderanno per pazza, o inizieranno a seguire il mio nuovo stile. Ormai é tutto tendenza, non ci si sconvolge più di nulla. Povera ciambellina, se penso che qualche anno dopo sei cosi cambiata tanto da non ritrovare più nulla di te dopo venti anni, non saresti per niente orgogliosa di me.
Le era bastato quello, le era bastato quel brandello di ricordo per pensare a quanto la sua vita fosse molto più bella e ricca anni addietro. Ma gli anni passano Vic, passano anche per te.
M. Giacovelli
lunedì 21 luglio 2014
Non ho più voglia di dividermi, non ho più voglia di non
sentirmi parte integrante di un qualcosa, di un qualcuno. E' che sono giorni
che tutto questo mi uccide, mi strazia, il non sapere come comportarmi, come
muovermi, cosa dire. L'attesa, il silenzio, il dover osservare senza parlare,
non fanno parte di me, non sono io quella che resta zitta e guarda. Io sono
quella maledetta impulsiva che non perde occasione per dire ciò che pensa, per
parlare anche con le lacrime agli occhi, con le parole spezzate dai singhiozzi.
Non mi importa di essere una debole di fronte a te, non mi importa di esserlo
di fronte a nessuno. Ma fa più male mettere una maschera di silenzi piuttosto
che togliere quell'armatura di dolore e sentirmi libera. Libera di essere ciò
che sono. Libera di non piacerti, di farmi odiare, libera di odiarti quando ne
ho voglia.
Ma ora è così, sono ferma, avanti ad un incrocio, in attesa
di scegliere tra la strada appena asfaltata ed il viottolo. Sarò
autolesionista, ma sceglierò il viottolo, già lo so. Sarà difficile, sarà dura,
inciamperò tante volte, sporcherò i vestiti cadendo in putride pozzanghere. Ma
alla fine, prima o poi, mi accorgerò che quella scelta è stata la migliore.
Sono le cose più difficili che poi danno più soddisfazioni.
E comunque l'importante è scegliere ugualmente, anche quando
non si è scelti.
M. Giacovelli
Mi manca.. Mi manca tutto, mi mancano tante cose, tante
situazioni, tanti gesti. Mi manca la presenza costante, il fiato caldo nelle
serate d'inverno, chiusi, sigillati in auto a parlare per ore. Mi mancano le
piccole cose, quelle che per tutti gli altri sono insignificanti e che, per chi
è attento ai dettagli, valgono più di ogni altra grossa sorpresa. Mi manca
essere un pensiero fisso, un bisogno, una certezza. Mi manca la sicurezza che
riuscivo a dare e che, indirettamente, riuscivo ad avere anche io.
Ci sono tante, tante di quelle cose che non mi mancano. Ma
sono ancor di più quelle che mi completerebbero.
M. Giacovelli
Ho deciso di imparare a guardarti diritto negli occhi mentre
ti parlo. Non voglio piu nascondere i miei imbarazzi e le mie paure dietro ad
uno sguardo poggiato sull'asfalto ogni volta che mi poni qualche domanda dalla
difficile risposta per me.
Voglio provare a mettere a nudo le emozioni con te, le
paure, le parole, che a volte sono così tanto pesanti.
M. Giacovelli
Ma puó esser davvero cambiato così tanto tutto questo? Posso
non ritrovarmi più, non riconoscermi.. Posso aver scoperto qualcosa di me che
mi piace così tanto da avermi restituito la tanta desiderata serenità e, forse, anche la tanto cercata
felicitá. É vero allora che il primo passo verso la felicità é quello che
facciamo verso noi stessi. Ed io ho trovato la strada, incredibile.
M. Giacovelli
... Aveva deciso ormai, nulla l'avrebbe fermata stavolta, nè
i disagi economici del suo lavoro precario, nè il rischio che avrebbe corso
scegliendo di seguire finalmente le sue aspirazioni lavorative e sentimentali.
Sarebbe rimasta lì, dove si era radicata negli ultimi tre anni. Dove aveva
avuto più disavventure che avventure positive, nel posto che ormai si era
inumidito dalle tante lacrime che versava quotidianamente. Ora erano solo lei e
quella maledetta città. Lei ed i pregiudizi. Ma questa volta avrebbe vinto lei,
le esperienze l'avevano resa forte, impassibile. Sarebbe stata capace a fare
qualsiasi cosa per riuscire nel suo intento. Si era spianata la strada tra
tanta sofferenza. Perchè avrebbe dovuto prendere quel volo il giorno seguente?
Quali prospettive certe avrebbe avuto? Chi le assicurava che ricominciare tutto
da capo, per l'ennesima volta, avrebbe portato la sua vita verso un'altra prospettiva.
Sarebbe andato di nuovo tutto a rotoli, sarebbe caduta e non avrebbe avuto più
la forza di rialzarsi, forza che invece aveva lí. Basta lotte, basta continui
fare e disfare le valigie. Basta tutto. La sua vita adesso, ripartiva da lì.
M. Giacovelli
Oggi non ho fatto altro che lamentarmi con me stessa, senza
un apparente motivo, giusto per spegnere il sorriso che avevo ricominciato ad
avere, giusto per incutere in me stessa un senso di timore e di ansia, un senso
di oppressione.
Mi ritrovo ancora adesso a scrivere per provare a darmi
delle risposte, a domande che continuano ad annebbiarmi la mente. Non so se
sono davvero pronta a darmi tutte le risposte che credo di volere. Forse voglio
ancora chiudere gli occhi e guardare avanti, scavalcare pareti insormontabili,
forse voglio credere in qualcosa che mi fa stare bene. Ma perchè questa
illusione alla fine fa comunque così tanto male?
E allora preferisci lasciare che le lacrime ti righino il
viso, ti sporchino di trucco, ti facciano asciugare gli occhi con le mani,
sporcare anche quelle, far colare tutto sui vestiti. In fondo, è semplice
pulire tutto ciò che è in superficie. E' pulire ciò che si ha dentro che a
volte è tanto difficile. Quando è il buio a dominare.. diventa quasi
impossibile trovare la forza di graffiare quel fiammifero ed accendere quella
piccola luce che potrebbe far cambiare tutto.
M. Giacovelli
Questa è una di quelle giornata in cui la scrittura diventa
una sorta di ossessione. Il momento in cui ti ritrovi seduta sul divano, dopo
aver trascorso una giornata in casa così, guardando le pareti, la staticità dei
mobili, senza un reale motivo. E' uno di quei momenti in cui, prendendo un
foglio in mano, ti si riempiono gli occhi di lacrime, e non sai perchè. Non
capisci cosa possa provocare quella morsa al cuore così stretta e così dura,
rigida, tanto da soffocarti, istante dopo istante. E vedi macchie di mascara
nero sporcare quel foglio, l'unica arma, l'unico sostegno in questi momenti
così bui. E capisci che anche questo fa parte di te, che anche questa è una
delle tante sfumature del tuo carattere che non conosci. E allora inizi a
piangere per un motivo reale, perchè in fondo non ti conosci affatto, e manca
sempre qualche pezzo al puzzle della tua vita. Pretendi di conoscere la gente
che ti circonda, di poterla giudicare a volte, di poterti permettere di fidarti
o non fidarti in base ai pregiudizi della mente e del cuore. Perchè a volte si
è così tanto stolti da non conoscersi a fondo, da non impegnarsi a farlo.
M. Giacovelli
Credevo di essere qualcuno. Mi guardo allo specchio. Ma… Non
mi riconosco... E ho tanta paura che la me esteriore spazzi via quella
interiore. Perchè è troppo fragile per esporsi. E deve restare lì dove è
adesso. La corazza sarà il mio mantello. E non chiuderò gli occhi neanche per concedermi
un dolce sonno. La vita è una battaglia che io sono pronta a combattere.
M. Giacovelli
E’ bello ascoltare una canzone e pensare che anche solo una
parola può risvegliare un intero ricordo. Una intera frase. Una sola nota può
riportarti in quel momento, in quel giorno, in quello sguardo. Ma forse non ti
sembra più vero. Ti sembra così strano. Ma talvolta ti sembra più bello. E più
buono. Il sapore del ricordo.
M. Giacovelli
E quando ti rendi conto che tutte le tue certezze forse sono
sempre state incertezze... Inizi ad avere paura… E credi che ti crollerà il
mondo addosso... Ma non puoi, non devi permettere che questo succeda... Cerchi
di rialzarti, tamponi la ferita, che forse ancora per un po’ continuerà a
sanguinare, ma forse riuscirai a tamponarla bene e smetterà presto… E quando
brucerà forte, quando il battito del cuore aumenterà così tanto da togliere il
respiro... Devi ripetere dentro di te che è un momento, che passerà, che quelle
lacrime che scendono da sole rigando il viso se ci sono oggi, domani non ci
saranno… E te ne fai una ragione… In fondo si sa, la vita è un campo di
battaglia... Se oggi hai perso, ti prepari a vincere un altro giorno.
M. Giacovelli
I piccoli intoppi ci sono sempre nella vita. Ma se i risvolti
sono davvero così positivi, ben vengano. Sono soddisfatta di me in qualsiasi
modo. La cosa più importante è avere la sicurezza e la consapevolezza che ti
permette ogni giorno di andar avanti al meglio, di farti alzare ogni giorno con
i capelli un po' scompigliati ma con una marcia in più.
M. Giacovelli
… Alzi gli occhi al cielo.. E scopri un mondo che ti
sovrasta.. E scopri che ancora c'è tanto che non hai visto.. E capisci che
forse fino ad ora ne hai visto una parte troppo piccola di questo.. E che una
porzione non ti basta.. Tu vuoi tutto.. Tu vuoi correre assieme ai lupi, vuoi
camminare la notte tra i boschi, vuoi sconfinare orizzonti, vuoi rompere gli
schemi... Vuoi uscire dalla monotonia.. E nel riflesso dei tuoi occhi, via via
una luce tenue diventa più forte, fino ad accecarti.. E capisci, che è proprio
lì, in quella luce, che vuoi stare, perchè vuoi brillare, e vuoi brillare più
forte degli altri... Bisogna lottare.. Ma alla fine qualcosa si ottiene, forse.
M. Giacovelli
Preparando il miglior sorriso, il migliore sguardo, il
miglior abito. E andando avanti sempre a testa alta, sapendo che tutto ciò che
fai e che hai fatto ti ha portato a qualcosa. Ti avvicina ogni giorno di più al
tuo obiettivo. Che non é più il sogno di una vita, ma la certezza di ogni
giorno... Sono felice.
M. Giacovelli
E tra poche ore sarò lì seduta con le occhiaia. I capelli a
pazza. La tuta al contrario e sommersa da fogli. E m sentirò soffocare, sentirò
il cuore battere a mille. E’ ogni volta come la prima. Ed ormai. Quasi mi piace
questa sofferenza. Credo di aver imparato ad amare queste giornate. E che mi
stia iniziando a venir un po'di malinconia.
M. Giacovelli
Stamattina é tornata in mente una vecchia situazione. Mi ha
dato davvero una strana sensazione pensarci e rendermi conto di quanto, quanto
tempo sia passato. Incredibile sul serio come il tempo possa volare portando
via con se le immagini nitide di giorni bellissimi. Ma forse anche in quei
giorni di tanti anni fa sapevo che ci voleva di più. Che anche io sono più di
ciò che credo. E fingevo a me stessa di essere arrivata ad un punto morto. La
vita é adesso, ora lo so.
M. Giacovelli
Ricordi del passato che tornano a galla, perchè sono così
nitidi, e perchè ti segnano la vita a tal punto da cambiarti, e spesso, distruggerti.
Non è possibile vivere accerchiata dai fantasmi del passato, non è possibile
sapere che non si supereranno mai, non è possibile non aver più lacrime da
versare, eppure sentire sempre quel peso sullo stomaco, come si può non
parlarne con nessuno per anni e poi iniziare a renderlo pubblico così, come se
si parlasse di una caramella persa sul ciglio di una strada.
M. Giacovelli
..É che se a volte ci fai caso, ti rendi conto che tutto ciò
che potrebbe farti stare bene è racchiuso in un solo individuo. Provi a non
pensarci, a dire dentro di te una volta, due, tre, mille "no, non é
possibile, non può essere quella, non voglio accettarlo", e tenti
veramente a far finta di niente, sorvolare, rifiutare tutto. Ne parli con
qualcuno, fingendoti disinteressata, ed invece ti rendi conto che prende fuoco
qualsiasi parte del corpo, dalla punta dei piedi fino alle radici dei capelli.
Continui a non pensare, a non volerci pensare, a guardare diritto, senza
girarsi mai nè guardarsi intorno. E il mondo, e tutto ció che mi circonda,
inizia a cambiare colore, é come se tante luci illuminassero tutta la strada
che percorro. Che cosa strana..
M. Giacovelli
“… Nel cuore della notte mi vibra il telefono, ho ricevuto
una mail (era delle 16 ma l ho ricevuta solo ora, un caso?).. Strepitoso, un
colloquio di lavoro, il colloquio, per un lavoro che non mi piace in un posto
che non mi piace, ma che comunque potrebbe avvicinarsi al mio campo di studi.
Bene, io saró fuori più o meno 5 giorni, mi chiedo subito "chissá quale
giorno sará riportato nell'allegato" ed ecco, naturalmente il colloquio
dovrebbe essere mentre io mi trovo chissà dove.. Io ormai al destino ci credo,
questo é un altro segnale che mi dice che le cose che stavo facendo prima erano
sbagliate, volevano dirigermi nel posto sbagliato.. Ho forzato una volta le
cose ed è andata a rotoli tutta la carriera. Stavolta proseguo diritto per la
mia strada, perchè é quella che ho scelto ora la più giusta.. Magari anziché
dovermi accontentare, potró pretendere ancora di più da me e dalle mie
aspettative di vita..”
M. Giacovelli
Oggi camminando ho visto una scena davvero strana.. Una di
quelle cose che all'inizio ti toccano, ma non ci fai tanto caso, ma poi,
tornata a casa e ripensandoci... Ti rendi conto che esistono davvero quelle
scene da film, che il colpo di fulmine esiste, e che, forse, sono io ad aver
sempre rifiutato l'esistenza del destino per quanto riguarda queste cose.
Camminavo per strada, come sempre chiacchierando e
scherzando con le mie amiche, quelle di sempre, con i quali condivido i momenti
belli, brutti, le infatuazioni, i litigi, i giudizi, i pareri, insomma, le
uniche che conoscono anche i miei segreti più dolorosi, che celo sempre così
abilmente dietro quel sorriso a volte un po' forzato che ho ogni giorno.
Stavamo giusto parlando della nostra giornata un po' strana, fatta di pensieri,
di ricordi, anche perchè noi ai ricordi proviamo sempre a non darci peso,
privilegiando lo sguardo al futuro. Ho visto lui, fermo all'angolo della
strada, con lo sguardo basso, cupo, come se stesse reggendo sulle sue spalle tutto
il peso dei problemi del mondo. Aveva attirato così tanto la mia attenzione che
ho rallentato il mio passo svelto, lasciando le mie amiche continuare a
camminare verso la gelateria. Aveva gli occhi pieni di lacrime che gli rigavano
il viso, e i suoi occhi verdi quasi brillavano. Poi, lei. Mi è passata vicino
sfiorandomi e quasi stordendomi dal profumo. Era una ragazza insignificante,
vestita in maniera davvero tanto semplice, una di quelle che non guarderesti
mai e non ammireresti mai, almeno per quanto riguarda l'aspetto fisico. Eppure,
con quel passo sinuoso, passi che somigliavano più ad un ticchettìo di
orologio, scandito e sicuro, si muove, accelerando il passo e va proprio verso
quell'angolo. La scena aveva davvero dell'assurdo. Sono riuscita a vedere quasi
il cuore di lui aprirsi e rifiorire, e le sue lacrime asciugarsi ed assorbirsi
nella sua pelle, rendendolo più bello, rendendo i suoi occhi più verdi, il suo
colorito più roseo. Lei non si gira nemmeno a guardarlo, ma lui, era cambiato,
l'aveva guardata ed era come se tutto ciò che lo circondava avesse cambiato
colore, quella strada, quel vicolo, quell'angolo così buio stava riempendosi di
colore istante dopo istante. Credo che sia quello il colpo di fulmine, quando,
dal nulla, in un momento strano e buio della nostra vita, alziamo gli occhi e,
vedendo qualcuno, anche se sconosciuto, questo riesce a farci stare bene ed a
cambiare in meglio la nostra giornata. Anche io vorrei vedere il cuore di
qualcuno aprirsi a me ed accogliermi..
Credo di aver avuto un maledettissimo colpo di fulmine...Ed
ho capito una cosa: piuttosto il colpo lo do in testa a me, ma il cuore non si
ascolta, sia se si tratta di un paio di meravigliose scarpe viste in vetrina a
20€ e che, nonostante sappiamo che quel tacco 15 non avremo mai modo di usarlo
ma le vogliamo lo stesso perchè "uuuuh costano troppo poco per lasciarle
lí", sia se si tratta di una persona che in qualche modo cattura la nostra
attenzione, ci fa battere il cuore.. Ficcatevelo bene in testa, tutte, nessuno
potrà mai volerci bene quanto ce ne vogliamo noi.. Ed, anzi, a volte sappiamo
volercene veramente troppo poco.
M. Giacovelli
Devo essere sincera con me stessa. A volte dubito seriamente
quando penso alla mia età, è più probabile che tutto, nonostante lo scorrere
imperterrito degli anni, si sia fermato a quando avevo 15 anni. Tipo dieci anni
fa. Non ho ancora imparato che se la gente si mostra amica, non vuol dire che
lo sia veramente, mentre io, maledettamente, mi ostino ad affezionarmi a tutti
e tutte, senza magari pensare al fatto che spesso fare confidenze a certe
persone è come sbandierarlo ai quattro venti… Eh vabbè, questo punto nella sua
anormalità potrebbe ancora essere normale.. Ma, soprattutto, come cavolo faccio
ogni benedetta volta che mi ripeto come una specie di mantra "voglio
vivere una vita piú easy", e, ripeto, non so davvero come io possa fare, a
complicare cosí tanto le cose da andare in iper-ventilazione solo a pensarci..
Cioé, davvero, se potessi uscire dal mio corpo ed osservare me stessa in alcuni
periodi e momenti credo che l unica cosa che farei sarebbe avvicinarmi alla me
reale per prenderla a pugni, schiaffi e morsi. Seriamente. Amo scrivere a quest’ora
perché fa uscire queste sagge perle di saggezza, almeno per me, che sono l’unica
a capirne il senso.
M. Giacovelli
A me piace chi, per corteggiarmi, mi porge un fiore, non per
forza uno costoso, non per forza in una bellissima confezione, anche solo una
margherita colta dal campo vicino casa mia, dicendomi: "Sai, l ho vista,
ho pensato a te e l ho colta". Sono i piccoli gesti che rendono alcune
storie grandi e meravigliose. Diffidate da chi per conquistarti si presenta la
prima sera o quasi con un profumo o simili, con quei regali costosi giusto per
dire "io posso, e posso avere anche te con qualche banconota in più".
Non svendetevi per un regalo, né, tanto meno, per un uomo. Neanche l'amore della
vostra vita meriterebbe un sacrificio del genere. Piuttosto a quel punto mi
accontento dell'uomo che il fiore lo vede, magari ci pensa pure a coglierlo per
regalarlo, ma ha troppa fretta di vederti per fermarsi a prenderlo. Meglio un
po'scontati e distratti piuttosto che frivoli e calcolatori.
M. Giacovelli
Tutto ciò che diciamo, facciamo, combiniamo, le uscite, le
chiamate, i messaggi, le nottate, sono tutte cose che ci uniscono, stanno
passando gli anni e nonostante le distanze, i litigi, i momenti in cui ci
perdiamo, i momenti in cui siamo più uniti, le confidenze e tutto ciò che ci ha
reso "gruppo", non fanno altro che farmi capire ogni giorno di più
quanto sono fortunata ad avervi conosciuti, ad avervi accanto, a tutto ciò che
ci accomuna.. E sono davvero, davvero contenta di tutto, sono alcune delle cose
che non cambierei mai nella mia vita, l'avervi incrociati nel percorso della
mia vita
Il problema è che la gente seria non esiste piú.. Si
spaventano se conoscono gente seria, si terrorizzano se vedono che ci si
affeziona, insomma, quanto meno impegnativa è la situazione, più tranquilli
sono.
La gente ha paura dei sentimenti, ha paura dell'affetto,
della sincerità.. Non vogliono più stare sereni.. Ed é davvero e schifosamente
assurdo questo.
M. Giacovelli
Ricordi, pensieri e ricordi
ma perché quando chiudiamo gli occhi si finisce sempre con il pensare al
passato-presente-futuro? Non sarebbe più bello chiudere gli occhi, pensare a
nulla, pensare ad una canzone, una melodia, che ci fa stare bene? Perché spesso
i ricordi più nitidi sono quelli che ci fanno più male? A volte la sensazione è
simile a quella che si prova quando camminando si urta contro uno spigolo. Quel
dolore sottile ma fitto allo stesso tempo, un dolore persistente, a volte dura
un attimo, a volte dura davvero per qualche ora. E resti lì, a chiederti cosa
possa essere successo, quante di quelle cose a volte dimentichi pur di
sorridere giorno dopo giorno e che poi, puntualmente, riappaiono quando cerchi
di essere serena? Forse é la sorte dell'essere umano quella di piangere dopo
aver sorriso troppo, forse l'uomo è nato per soffrire di più di quanto riesca a
stare bene, altrimenti come si spiegherebbe tutto il male che attanaglia il
mondo che ci circonda? A qualcuno basta una penna, un tovagliolo, una cartaccia
raccolta sul ciglio della strada, mettere i propri pensieri nero su bianco, per
riacquistare il perduto sorriso. Ed io per prima ammiro chi ha il coraggio di
esternare le proprie emozioni, ed ancor di più ammiro chi riesce ad esprimerle
guardando negli occhi le persone. E allora inizio a pensare che se tutti
impugnassero una penna anziché un'arma, il mondo sarebbe sicuramente pieno di
cartacce con su scritti i nostri pensieri, ma nello stesso tempo, forse, ci
sarebbero meno buche provocate dalle mine, dai fori di proiettili.
M. Giacovelli
Ho imparato a prendere con le pinze parecchie situazioni.
Amicizie che si rivelano false al minimo intoppo (per loro), conoscenze che
pretendono di ottenere in qualche minuto rapporti che nemmeno con l'amica più
datata ho. E poi si chiedono perchè io sia così selettiva e preferisca poche
persone ma davvero buone. La serietá e la correttezza spesso vengono a mancare
quando ci si accanisce su idee cretine e dettate da non so quale pensiero falso
e macchinoso.
M. Giacovelli
Parlo tanto, troppo, a volte sembro un fiume in piena. A
volte, pur di non smorzare il discorso con gente che conosco poco, inizio a
parlare di musica, e solitamente si finisce sempre con l'aprire un infinito
dibattito sul come si possano ascoltare certi gruppi che non fanno altro che
"urlare/protestare, urlare/protestare", mentre io, dal canto mio, mi
chiedo come si possano ascoltare certe melodie così frivole e pesanti. Quando
si conversa per conoscere la persona che si ha di fronte, amico o amica che
sia, conoscente, anziana che attende con te vicino al binario in stazione, si
cerca in quei pochi minuti di arrivargli al cuore, quasi a voler toccare
l'essenza piú remota. Si arrivano a toccare miliardi di discorsi diversi nel
giro di pochi minuti, a volte incartandosi nelle stesse parole che si stanno a
pronunciare, a volte ancora, finendo col parlare di cose stupide ed inutili.
Non lo so, é solo che spesso quando ci si mette a scrivere, iniziano a sorgere
pensieri su pensieri, accavallandosi. La scrittura come spunto di riflessione,
mi aiuta ad inquadrare episodi ben distinti nella vita di tutti i giorni.
E quindi, mi ritrovo giorno dopo giorno, con meno fogli
bianchi nella confezione, e più idee in testa ed immagini che si materializzano
avanti agli occhi.
M. Giacovelli
".. Qualche giorno fa mi fermai a parlare con Victoria,
l'amica di sempre, quel genere di amica che conosci da un vita ma non vedi mai.
Che in realtà, di tutti gli anni di amicizia che vi legano, solo due sono in
realtà quelli che veramente avete vissuto appieno assieme. E così, dal nulla,
quel giorno, rispondendo al suo messaggio del buongiorno, immancabile da quasi
20anni, le chiesi -Vic, ma se ci vedessimo per un caffè?- e lei annuì con un
messaggio carico di faccine sorridenti. E, tra chiacchiere, pettegolezzi in
ricordo delle tante estati, dei faló, degli incontri e di tutto ció che aveva
segnato le nostre uscite in quei periodo, mi ritrovai ingabbiata in una di
quelle domande al quale non sai rispondere, che ti lasciano una sensazione di
amaro e che, allo stesso tempo, non fanno altro che alimentare le tue domande e
dubbi. -Ho saputo che da qualche tempo esci con Sarah, ma lei non è la stessa
persona che per tanti anni avevano scansato per via della sua cattiva
reputazione?-, e lì ci rimasi un po'di sasso. La mia amica, la mia
intelligentissima amica, più di me e più della maggior parte delle persone, era
legata ancora ad un pregiudizio nato alle elementari. Sarah aveva baciato un
bambino in quinta, era stata la prima a trovare il 'fidanzatino' e l'invidia
delle bambine grasse e cicciotte della scuola primaria iniziarono a spargere
voci su di lei. Voci che a quanto pare io avevo dimenticato, gli altri no. E
così la mia mente ha iniziato a proiettare come sempre pensieri e dubbi
infiniti, quanto puó uccidere un pregiudizio, e quanto puó aver distrutto la
vita della mia povera nuova amica. Si spiegava il perchè del suo essere sempre
da sola ed allo stesso tempo il suo essere restia alle nuove conoscenze. Era
solo paura".
M. Giacovelli
Ho provato a trattenere il respiro per dieci minuti e, mentre
soffocavo, ho pensato che non mi importava di morire lì, su quel gradino in
questo pomeriggio cocente. Mi importava solo di cosa avresti pensato tu, se
avresti sentito la mia mancanza, o almeno se ti fossi accorto che non ero più
lì dove mi avevi lasciata qualche ora fa, dove ti avevo detto sarei rimasta a
scrivere di te.
M. Giacovelli
Ho invertito il giorno con la notte. La notte viaggio,
sogno, amo. Rido, scherzo. Ma sono da sola. Mentre il mondo dorme... Mentre il
mondo aspetta nei suoi sogni il sorgere di una nuova luce... E il giorno non ci
sono più. Senza dormire, senza avere sonno, ma senza nemmeno esistere. Senza
neanche parlare. E nemmeno quasi respiro per non far sentire la mia presenza. E
tu, non far caso se occupo un angolino del tuo divano per rigenerarmi da una
notte passata a perlustrare in lungo e in largo ogni angolo del paese in cui
vivo, ma non riesco ancora ad affezionarmici. Sappi che se mi cerchi sai dove
sono... Sarai vicino a me, ma non potrai esserlo realmente... Ma potrai
pensarmi... Potrai guardarmi, solo da lontano.
M. Giacovelli
Ho sofferto. Ho sofferto tutta la vita... Prima per un
bacio, poi per un addio, poi per un lavoro. Poi per una occasione persa... Ma
dentro di me ridevo... Perchè un bacio tira l'altro. E forse quel bacio sarà
quello decisivo. Perchè quando dici addio a qualcuno è per lasciare posto a
qualcun altro migliore. Perchè non mi diverto ora perché preferisco sfruttare
il tempo per far qualcosa di più importante, uso il mio tempo per aiutare. Perchè
forse quell'occasione mi avrebbe distrutto la vita. Sono bugiarda, sono la persona
più bugiarda del mondo. Non riesco nemmeno ad essere sincera con me stessa,
tanto da sapere se posso chiamarmi donna, se devo chiamarmi ancora bambina,
ragazzina. Arrivi al punto di pensare a te stesso, con una seconda occasione di
rinascita, non sapendo se preferire rinascere uomo o donna per poterti
finalmente liberare ed esprimere senza paura. Ma, aspetta. Un giorno qualcuno
mi disse che non importa se tu sia uomo o donna. Chiunque tu sia sei comunque
importante.
M. Giacovelli
Ho sofferto. Ho sofferto tutta la vita... Prima per un
bacio, poi per un addio, poi per un lavoro. Poi per una occasione persa... Ma
dentro di me ridevo... Perchè un bacio tira l'altro. E forse quel bacio sarà
quello decisivo. Perchè quando dici addio a qualcuno è per lasciare posto a
qualcun altro migliore. Perchè non mi diverto ora perché preferisco sfruttare
il tempo per far qualcosa di più importante, uso il mio tempo per aiutare. Perchè
forse quell'occasione mi avrebbe distrutto la vita. Sono bugiarda, sono la persona
più bugiarda del mondo. Non riesco nemmeno ad essere sincera con me stessa,
tanto da sapere se posso chiamarmi donna, se devo chiamarmi ancora bambina,
ragazzina. Arrivi al punto di pensare a te stesso, con una seconda occasione di
rinascita, non sapendo se preferire rinascere uomo o donna per poterti
finalmente liberare ed esprimere senza paura. Ma, aspetta. Un giorno qualcuno
mi disse che non importa se tu sia uomo o donna. Chiunque tu sia sei comunque
importante.
M. Giacovelli
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